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La danza, il canto, l'arte, la caccia, l'insegnamento, lo scambio di merce e la cultura, sono aspetti della vita aborigena molto importanti che hanno creato una cultura ricchissima di tradizione, leggi e letteratura orale. L'arte è probabilmente l'unica testimonianza che ha resistito al tempo e alle violenze. Negli ultimi decenni, specie nelle grotte dell’Australia settentrionale, sono stati ritrovati dipinti risalenti fino a 40.000 anni fa. Se la datazione di questi fossili, testimonianze per lo più figurative e spirituali, fosse precisa, queste immagini rappresenterebbero tracce visibili dell'arte più antica nella storia dell’umanità sorpassando l'antichità dei dipinti delle grotte di Lascaux e Chauvet. La pittura e la rappresentazione visiva di luoghi o eventi mitologici venivano per lo più eseguiti sul corpo o marcati sulla sabbia semplicemente con le dita. Perciò si tratta d'immagini temporanee, destinate a svanire. Il fenomeno delle opere su corteccia nacque attorno alla metà del Novecento ed ebbe un successo notevole grazie al coinvolgimento di antropologi, missionari, collezionisti e curatori che contribuirono alla diffusione di questi manufatti nei musei e nelle collezioni di tutto il mondo. La discussione tra gli esperti sulla classificazione di questi manufatti è stata fervida. In particolare ci si è chiesto se queste opere potessero essere considerate prodotti d'Arte, o se erano soltanto oggetti di interesse antropologico. Solo con il passare del tempo artisti e dipinti vennero considerati con più serietà, ma per decenni quest'arte rimase sostanzialmente incompresa. L'arte contemporanea, almeno quella che proponiamo ai visitatori delle nostre mostre , ha un legame molto stretto con diversi aspetti della vita aborigena. Queste opere testimoniano innanzitutto i rapporti ancora stretti tra il popolo e la terra. Tutti gli elementi che formano il paesaggio sono considerati come tracce del tempo in cui nacquero i sogni della tradizione, l'equivalente della storia della creazione nel credo cristiano. La religione degli aborigeni non si basa però su testi sacri. Il fattore onirico viene espresso tramite simboli, immagini, musica, cerimonie e luoghi di culto, avvicinando la tradizione dell’antica Grecia. Gli aborigeni sono i custodi dei siti e anche dei sogni che vi sono associati. Sono proprio questi sogni che gli artisti raffigurano sulle tele per poter lasciare la loro traccia e rendere più solida la tradizione a vantaggio delle generazioni future, mentre dal punto di vista economico il commercio delle opere genera sostegno finanziario per gli artisti e le comunità di cui fanno parte. Nella prima metà del Novecento queste tradizioni rischiarono di essere cancellate insieme alla loro gente. Grazie a Geoff Bardon e alla comunità di Papunya, i primi anni '70 videro la nascita di un nuovo movimento che ebbe un grandissimo successo e che ancora oggi attraversa un periodo di costanti evoluzioni stilistiche, valorizzando gli aborigeni nelle diverse comunità d'Australia. Può darsi che il frutto più significativo di questo movimento non sia l'arte, ma piuttosto la rinascita di questo popolo schiacciato ed il riaccendersi della sua identità culturale.
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Localizazzione & Storia - Papunya si trova a 250km ad ovest di Alice Springs. Fu fondato come riserva aborigena dal governo australiano negli anni Sessanta ma solo alla fine degli anni Ottanta i nativi riuscirono ad ottenere il controllo del territorio, conosciuto in tutto il mondo come il luogo in cui nacque l'arte aborigena contemporanea. Nel 1971 il giovane professore d'arte Geoffrey Bardon (1940-2003) arrivò a Papunya trovando un popolo depresso, privato della libertà e corroso dalla piaga dell’alcolismo. Bardon era diverso da tutti gli altri bianchi, in quanto parlava con i nativi, andava a caccia con loro, e li ospitava nella sua casa, mettendo a repentaglio la sua stessa vita fisica e sociale. Il professore incoraggiò i bambini della comunità a dipingere, dapprima usando solo matita e carta, successivamente sulle pareti esterne della scuola. Gli uomini più anziani osservavano con molta attenzione i bambini all’opera, e quando si accorsero che il piccolo non era abbastanza alto per continuare il dipinto, decisero di proseguire loro il lavoro. Bardon diventò così una sorta di guida artistica per i nuovi “artisti” che realizzarono circa mille opere in 18 mesi, prima che Geoffrey abbandonasse Papunya per problemi di salute. Caratteristiche - Alcune di queste opere avevano un significato sacro e segreto e quindi non potevano essere viste da donne, bambini, dai non iniziati e dai bianchi. Inoltre molti leader dei diversi clan presero come un oltraggio la rappresentazione di riti e cerimonie su tela o tavola. Per questo gli artisti cominciarono a camuffare i simboli e tracce segrete utilizzando una serie di punti. Uno stratagemma che si trasformò nella caratteristica più riconoscibile dell’arte aborigena. Gli artisti di Papunya comunque, si limitarono ad una gamma di quattro colori, ossia bianco, nero, rosso e giallo, che si trovavano in natura. Opere provenienti da artisti di papunya:
Localizazzione & Storia - Nello stato dell’Australia Occidentale, vicino al confine con il Territorio del Nord si trova il piccolo insediamento di Balgo. Questo villaggio, che conta meno di 400 abitanti, è una delle comunità più remote del pianeta e la maggior parte dei visitatori arriva via aerea o dopo un lungo viaggio in auto. I popoli di queste aree hanno subito tanti massacri e maltrattamenti per mano dei coloni, eventi rappresentati su tela dagli artisti provenienti da questa comunità. Caratteristiche - Balgo nacque come una stazione di missionari e solo dopo il successo del movimento d'arte alcuni degli artisti che erano stati costretti a restare a Papunya decisero di tornare alla loro terra. Dalla metà degli anni Ottanta si cominciò a dipingere non solo con la classica tecnica degli acrilici ma con una gamma di colori e uno stile totalmente nuovi, che si basava su interi blocchi cromatici e forme lineari costruite da grandi punti.
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Localizazzione & Storia - Situata nel deserto di Tunami, la comunità è composta per gran parte dal popolo Warlpiri, anche se questo territorio appartiene tradizionalmente al popolo Gurindji. Lajamanu fu fondato nel 1946 quando venticinque Warlpiri vennero forzati a salire su camion a Yuendumu e deportati nella zona che ancora oggi gli appartiene. Dopo aver trasferito altre 150 persone a Lajamanu, l'intera comunità decise di tornare a Yuendumu, ma dopo oltre 400 km di cammino, alcuni furono obbligati a tornare indietro. Il movimento artistico si sviluppò piuttosto lentamente vista l'opposizione del capo del clan Maurice Jupurrla nel diffondere e vendere opere dal significato sacro. Soltanto dopo la sua morte, gli artisti di Lajamanu cominciarono a dipingere, anche a scopo di lucro, i sogni della tradizione su sopporto permanente. Caratteristiche - In questi primi anni, Lajamanu seguiva l'esempio di Papunya, e si limitava a una gamma di colori naturali e uno stile essenzialmente puntinista. Ma dagli anni Novanta, col nuovo espressionismo di Lorna Fencer, gli artisti del luogo assunsero una grande influenza al punto che Lajamanu diventò l’attuale centro di produzione.
Opere provenienti da artisti di Lajamanu:
Localizazzione & Storia - Un tempo, erano i Warlpiri i custodi del territorio attorno a Yuendumu, circa 300 km a nord di Alice Springs, la capitale del Territorio del Nord. Oggi la comunità include gente dei popoli Anmatyerre e Pintupi. Fondata nello stesso anno di Lajamanu come riserva aborigena dal governo australiano, ospitò artisti che cominciarono a mettere il colore su tela circa dieci anni dopo l'arrivo di Geoffrey Bardon a Papunya. Erano gli antropologi e professori d'arte che fornivano ai residenti i materiali e i supporti moderni per coinvolgere il popolo nelle attività culturali. I primi artisti furono uomini che, analogamente a Papunya, realizzarono il primo dipinto su porte o pareti di scuola, mentre oggi, la maggior parte degli artisti di Yuendumu sono donne. Charattersitiche - Nel 1985 fu fondata un'associazione, la Warlukurlangu., che fornisce agli artisti i materiali ed offre loro l’aiuto necessario riguardo la gestione dei finanziamenti provenienti dalle vendite delle loro opere. I simboli usati nei quadri per rappresentare i luoghi sacri sono gli stessi dei loro cugini del deserto centrale, gli artisti di Yuendumu. Fin dall'inizio i colori brillanti come il fucsia e il blu furono preferiti agli altri. Opere provenienti da artisti di Yuendumu:
Localizzazione & Storia - Il paesaggio attorno ad Haasts Bluff gode di una luce molto particolare, che si trova anche nei dintorni della vicina Hermannsburg e che aveva ispirato Albert e i suoi seguaci (vedi pag. 57). Posto a 230km ad ovest di Alice Springs, Haasts Bluff è considerato uno dei luoghi della tradizione di diversi popoli fra cui gli Arrernte dell’ovest e i Pintupi. Dopo il massacro di Coniston (vedi p. 12) avvenuto nel 1928, molte persone scelsero Haasts Bluff come rifugio, anche per la loro vicinanza alle risorse permanenti d'acqua. È qui che nel 1946, con l'insediamento di un gruppo di missionari luterani, venne creata una riserva di indigeni. Negli anni '70 quest'area venne restituita agli aborigeni, ma nonostante ciò, molti di loro decisero di tornare alla loro terra d'origine. Caratteristiche - Dopo il successo di Papunya Tula, i coordinatori di questa cooperativa di artisti rifornirono i leader culturali, per la maggior parte donne, di tele e colori. Alcune di queste pittrici continuano ancora oggi a dipingere per Papunya Tula, ma la maggior parte realizza opere indirizzate al Ikuntji Arts Centre. In questo centro d'arte, dove si respira un’atmosfera unica, gli artisti indigeni vengono spinti verso la sperimentazione e lo sviluppo individuale. Opere provenienti da artisti di Haasts Bluff:
Localizzazione & Storia - Fino agli anni Venti Utopia, 230 km a nord-est di Alice Springs, era un luogo ricco di vegetazione e animali selvatici, e le popolazioni di Anmatyerre e Alyawarre si dedicavano alla caccia. La situazione attuale non si avvicina assolutamente a quella appena descritta considerato che gli allevamenti di bestiame, introdotti dagli europei, hanno quasi ridotto il terreno alla desertificazione. Caratteristiche - Attorno al 1977, gli artisti di Utopia, per la maggior parte donne, cominciarono a creare i batik, una tecnica di origine indonesiana per colorare i tessuti. Successivamente si iniziò a dipingere la tela con colori sintetici. Emily Kame Kngwarreye è la miglior interprete di questa nuova tecnica di rappresentazione dei sogni e diventò l'artista più importante in Australia degli anni '90. Le sue opere ebbero una grande influenza sugli altri artisti della regione e avviarono un grande flusso di sperimentazione e creatività con una gamma pressoché illimitata di colori oltre a un’espressività nuova, fluida e piena di movimento. Le opere degli uomini di Utopia invece sono contraddistinte sia da una formalità evidente nella fase di composizione sia dall’utilizzo di colori della terra, ossia quelli usati tradizionalmente.
Opere provenienti da artisti di Utopian:
Localizzazione & Storia - Warmun, nella regione Kimberley, è una terra di forti contrasti, sia di forme sia di colore. Questo spiega la produzione d'arte unica, paragonata con tutte le altre regioni in cui gli indigeni dipingono. Le opere su tavola e tela si diffusero solo dopo il 1974, grazie a Rover Thomas. I suoi sogni non erano quelli tramandati normalmente da una generazione all'altra. Erano sogni nuovi. Era lui il sognatore. Caratteristiche - Dopo Thomas, altri artisti provenienti da Warmun hanno cominciato a dipingere non solo sogni ma anche eventi recenti e il paesaggio circostante. Alla prima categoria appartengono avvenimenti naturali (es. Rover Thomas, Ciclone Tracy, 1995 – Collezione Privata) oppure quei conflitti tra Europei e aborigeni che spesso finivano con massacri del popolo indigeno. Alcuni ricordano ancora i tempi in cui agli aborigeni veniva regalata farina avvelenata per fare il pane, uccidendo uomini, donne e bambini. Ed è proprio il clamore delle proteste per l’uguaglianza dei diritti a formare la base delle opere provenienti dal Kimberley. Il cambiamento di tema richiamò l'attenzione verso questo piccolo gruppo di artisti, ma fu il diverso stile di pittura a sorprendere i critici d'arte. Il senso del vuoto e il paesaggio creano insieme una rappresentazione della terra e degli eventi ad essa legati in un modo nuovo.
Opere provenienti da artisti di Warmun, Il Kimberly:
Localizzazione & Storia - La tradizione di dipingere con ocra su cortecce è stata tramandata da una generazione all’altra. Ma è soltanto dagli anni Sessanta che questi manufatti cominciarono ad essere venduti ai “non indigeni”. Ad Arnhem si trovano gli esempi più autentici di questa arte. Il significato sacro di ciascuna opera aborigena non può essere relegato a un aspetto specifico e in alcuni casi la stessa traduzione del messaggio può rilevarsi complicata. Di sicuro la connessione tra l’artista e la sua lingua, i rituali, i canti e luoghi a cui i simboli fanno riferimento è fortissima. Per questo la forza della produzione artistica, e questo vale per tutte le comunità indigene, dipende direttamente dalla salvaguardia delle lingue, delle religioni e delle tradizioni dei popoli stesse. Caratteristiche - La corteccia, proveniente dagli alberi di eucalipto, ha un valore artistico scultorio e pittorico. Le opere danno un senso di tribalismo non tanto per il tema raffigurato quanto per i materiali usati per creargli. Resta il fatto che il supporto è organico, e quindi pone problemi concreti riguardo alla conservazione e alla restaurazione dei manufatti. L'arte proveniente dalla Terra di Arnhem è riconosciuta per lo più per la sua produzione dello stile “Raggi-X” e per altre rappresentazioni figurative. Lo stile espone gli organi e le ossa interne come parte dell'immagine esterna: la spina dorsale ad esempio, è raffigurata con le vertebre e le lische. Opere provenienti da artisti di Terra di Arnhem:
Localizzazione & Storia - 130km ovest da Alice Springs. Hermannsburg fù fondato nel 1877 da missionari Luterani. L'obbietivo della missione era di fornire alla gente un'istruzione religiosa, educazione per poi avere l'opportunità lavorativa. Nel 1934, due artisti australiani di Melbourne, Rex Battarbee e John Gardner, allestirono una mostra a Hermannsburg, nel deserto Centrale. Le opere rappresentavano la terra degli aborigeni in un modo totalmente nuovo per gli abitanti indigeni. Ogni sasso, ogni albero, ogni gola, ogni collina, ogni pozza d'acqua era associato al tempo di Tjukurrpa [sogno]. Ma mai erano state raffigurate realisticamente. Un giovane del popolo Arrernte, Alber Namatjira, affascinato dalle opere di Battarbee e di Gardner, decise di imitare questo realismo con un tocco di originalità.
Caratteristiche - Grazie al movimento di Albert, l'uso di acquerelli venne diffuso in tutta la comunità. Fu l'inizio di un movimento che ebbe un successo strepitoso, e coinvolse un gran numero di artisti provenienti dalla regione di Hermannsburg. Un movimento che unificò il realismo occidentale col simbolismo tribale. Anche se il simbolismo sfugge all'occhio occidentale, ci sono dei sottili segni di racconti di sogni che si trovano in forme umane, visibili in alberi, montagne o gole. Anche Wenten Rubuntja raccoglie con molto entusiasmo il nuovo modo di dipingere dicendo: “Non importa in che modo dipingiamo: questo è venerazione, lavoro, cultura. È tutto sogno.”
Opere provenienti da artisti di Hermannsburg:
Di seguito consigliamo alcune letture per approfondire i diversi movimenti artisti -culturali aborigeni-australiani. Bardon, G. Papunya Tula: Art of the Western Desert. McPhee Gribble/Penguin Books, Melbourne, 1991. Johnson, V. Aboriginal Artists of the Western Desert: A Biographical Dictionary. Craftsmen House, Sydney, 1994. Perkins, H. & Fink, H. Papunya Tula: Genesis and Genius, Art Gallery of New South Wales, Sydney, 2000. Isaacs, J. Aboriginality: Contemporary Aboriginal Paintings and Prints. University of Queensland Press, Brisbane, 1989. Cowan, J. Wiramanu: The Art of Balgo Hills. Craftsmen House, Sydney, 1995. Isaacs, J. Aboriginal Paintings. Weldon Publishing, Sydney, 1989. Ryan, J. Spirit in Land: Bark Paintings from Arnhem Land. National Gallery of Victoria, Melbourne, 1991.
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